Tipi di forma

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In etnomusicologia si distinguono quattro tipi fondamentali di forme musicali: iterativa, la stessa frase ripetuta più e più volte; ritornante, con la riaffermazione di una frase dopo una contrastante; strofica, un’entità melodica più grande ripetuta più e più volte a diverse strofe (strofe) di un testo poetico; e progressiva, in cui viene presentato continuamente nuovo materiale melodico (quindi sinonimo di through-composed). La seguente discussione riguarda prima la musica occidentale e poi quella non occidentale.

Tipi iterativi e di ritorno

I tipi iterativi, non comuni nella musica occidentale, si possono trovare nei toni di recitazione del canto gregoriano, in cui, per esempio, ogni riga di un salmo è cantata sulla stessa formula melodica. Molto più comuni, tuttavia, sono i tipi reversibili. Nel Medioevo esistevano le forme fisse usate nelle canzoni, come la ballata francese (a a b), il virelai (A b b a A), e il rondeau (A B a A a b A B), la ballata italiana (A b b a A) e la forma bar tedesca (a a b), dove i modelli di ripetizione e contrasto corrispondono a forme poetiche. (Nelle rappresentazioni dei tipi di ripetizione nelle canzoni, le lettere minuscole si riferiscono alla stessa musica impostata su parole diverse, mentre le lettere maiuscole indicano che sia il testo che la musica sono gli stessi). Dal periodo barocco (c. 1600-c. 1750) esiste la forma binaria, o a due parti, come a b. Una varietà di forma binaria particolarmente prominente nelle danze del XVIII secolo è la forma binaria arrotondata, le cui due sezioni sono a e b a (cioè, con un ritorno finale al materiale originale nella seconda sezione), ognuna delle quali è ripetuta, la prima parte è ascoltata due volte prima che la seconda inizi: ‖: a :‖ ‖: b a :‖ (‖: e :‖ indicano che il materiale allegato deve essere ripetuto).

Binario

La forma binaria arrotondata assunse grande importanza alla fine del XVIII secolo, quando fu ampliata ed elaborata in quella che è conosciuta come forma sonata (chiamata anche sonata-allegro o forma del primo movimento), che può essere rappresentata così: ‖: esposizione :‖ ‖: sviluppo ricapitolazione :‖, dove è chiara la parentela con la struttura a :‖ ‖: b a:‖ della forma binaria arrotondata. Ordinariamente, nell’esposizione vengono enunciati i principali temi musicali; nello sviluppo essi sono sottoposti a un processo di elaborazione e variazione; e, infine, nella ricapitolazione vengono riaffermati. A volte lo schema viene ampliato aggiungendo un’introduzione lenta prima dell’esposizione o una coda (passaggio conclusivo) alla fine, o entrambe. Questo principio formale, di solito trattato con una certa libertà, è stato di fondamentale importanza nella musica strumentale occidentale dalla metà del XVIII secolo.

Ternario

Un altro tipo di riverbero di base è la forma ternaria (a tre parti), a b a, conosciuta anche come “forma canzone” a causa del suo uso frequente in quel genere, così come nei pezzi di carattere per pianoforte. La forma domina l’aria nell’opera tardo barocca (l’aria da capo, in cui la dichiarazione finale di a non è scritta, ma gli esecutori seguono semplicemente l’istruzione scritta da capo, che significa “dall’inizio”, e ripetono la prima parte). Il principio del da capo appare anche nel minuetto strumentale e nello scherzo con trio.

Rondo

Su una scala più grande sono gli schemi di ritornello, in cui episodi contrastanti appaiono tra le dichiarazioni del ritornello. Nella musica strumentale questo si trova più spesso in una disposizione a cinque parti, il rondò, frequentemente a b a c a b a; ma si verificano molte deviazioni dalla forma, la più comune è la sostituzione di c con un passaggio di sviluppo, di solito basato sul tema del rondò. Questa importante variante, nota come sonata-rondo, è particolarmente associata a Joseph Haydn. Il principio del ritornello appare anche nel rondeau della musica per clavicembalo francese del XVIII secolo, in cui non c’è un limite stabilito al numero di episodi. I terzi movimenti dei concerti, con le inversioni del tutti o ritornello (passaggio per l’intera orchestra) e gli episodi intermedi per lo strumento o gli strumenti solisti, sono anch’essi di questo tipo, come occasionalmente le grandi arie d’opera.

Tipo strofico

Il tipo strofico si vede negli inni e nelle ballate tradizionali, in cui diverse strofe poetiche sono impostate sulla stessa melodia. Così, mentre la melodia di una singola strofa può accordarsi con uno dei tipi di strofa, l’inno o la ballata nel suo insieme è strofica; questo vale anche per le forme fisse della musica medievale e per molti altri tipi di canzoni, semplici e complesse.

L’equivalente strumentale del tipo strofico è la forma di variazione (o tema e variazione), in cui un tema musicale, spesso una melodia completa con un accompagnamento armonico, è enunciato e poi ripetuto un certo numero di volte, ma con variazioni. Un chiaro esempio della relazione tra variazione e forma strofica è la corale-partita dell’epoca barocca, un pezzo per tastiera basato su un inno, con ogni dichiarazione variata della melodia dell’inno corrispondente a una strofa del testo dell’inno. Ma la struttura è più comune nelle composizioni strumentali indipendenti, spesso di dimensioni considerevoli (per esempio, le Variazioni Diabelli di Beethoven per pianoforte). Nel barocco un tipo comune era l’ostinato, o variazioni su una base, in cui la composizione era costruita su un motivo melodico o armonico ricorrente, generalmente nel basso, le parti di accompagnamento venivano variate ad ogni dichiarazione del motivo, come nella Passacaglia e Fuga in Do Minore di Bach per organo o la sua “Ciaccona” dalla Partita in Re Minore per violino non accompagnato. Questa procedura si trova anche nelle prime arie d’opera nella forma di variazione strofica, in cui ogni dichiarazione dell’ostinato corrisponde a una strofa del testo dell’aria. Nel XIX secolo Brahms fece un uso impressionante dell’ostinato (finali delle Variazioni su un tema di Haydn e della Sinfonia n. 4 in Mi minore).

Tipo progressivo

Il tipo progressivo è comune nelle canzoni e nei pezzi strumentali del XIX e XX secolo, ma si trova anche nella musica precedente (ad esempio, nelle melodie usate per il Gloria e il Credo della messa in canto) e nella prosa, o sequenza (c. IX-c. XII secolo), le cui frasi sono disposte a coppie (a b c c d d, ecc.), e il suo equivalente strumentale, l’estampie. Le forme polifoniche che utilizzano un cantus firmus o una melodia di base (spesso un estratto di canto semplice) appartengono anch’esse al tipo progressivo e comprendono l’organum liturgico, il primo mottetto e il conductus di epoca medievale, così come molti preludi corali per organo del barocco. Se, tuttavia, il cantus firmus stesso è in una delle forme invertite, allora l’impostazione polifonica ne seguirà spesso l’esempio.

Anche le forme più importanti della polifonia rinascimentale appartengono al tipo progressivo, poiché il procedimento caratteristico era quello di dare ad ogni riga del testo la propria frase musicale, come nel mottetto rinascimentale e in altri tipi di musica polifonica profana. Lo stesso vale per le forme contrappuntistiche strumentali del tardo Rinascimento e del Barocco: il ricercare, la canzona, l’invenzione e la fuga. Altri tipi progressivi includono intonazioni, preludi, toccate e fantasie per liuto e tastiera del XVI, XVII e inizio XVIII secolo, in cui il materiale tematico consiste principalmente in elementi figurativi (passaggi di scale, accordi arpeggiati, trilli, giri e simili); in opere più grandi di questo tipo, per esempio di Bach, sono spesso presenti anche passaggi in stile fugato. Infine, c’è la forma binaria semplice (a b), spesso presente nelle prime danze e nelle grandi arie d’opera del periodo classico (Mozart e Beethoven).