Bandcamp

diadmin

La tassonomia della musica classica contemporanea – nuova musica, musica contemporanea, comunque la si voglia chiamare – è una questione spinosa. Quell’ambiguità rende difficile, se non impossibile, valutare le migliori offerte dell’anno, ma abbracciare il grande quadro della diversità musicale che questi 20 album hanno fornito per tutto l’anno ha fornito emozioni, posto domande e fornito diversi tipi di bellezza. Questi sono i migliori album classici contemporanei del 2020 in ordine alfabetico.

John Luther Adams
Lines Made by Walking

Il formidabile quartetto JACK di New York presenta due splendidi quartetti d’archi di John Luther Adams, che continuano a riflettere il suo impegno di sempre con la natura come musa creativa e forza magnetica. L’album si apre con la composizione del titolo 2019, il suo quartetto d’archi più recente: Un lavoro armonicamente ricco in tre movimenti costruito da eleganti frasi che utilizzano canoni di tempo, con ogni musicista che suona la stessa linea a velocità diverse per un effetto di sfasatura affascinante. “Untouched”, del 2016, è un’estensione del primo quartetto d’archi del compositore –The Wind in High Places, del 2011 – in cui ha immaginato l’ensemble come un’arpa eolica a 16 corde.

Ruth Anderson
Qui

La compositrice ed educatrice americana Ruth Anderson è stata una delle figure più criminalmente trascurate della musica sperimentale. Il suo lavoro si affianca agli sforzi dei suoi colleghi Pauline Oliveros e (la compagna di lunga data della Anderson) Annea Lockwood, per abbracciare l'”ascolto profondo”. L’album si apre con l’allucinogeno phasing vocale di “Pregnant Deam”, che sperimenta le nozioni di memoria. “SUM (State of the Union Address)” è un collage, seriamente preveggente e fortemente umoristico, di suoni registrati da una trasmissione televisiva dell’evento che porta il titolo, usando tutto tranne il discorso stesso in uno stile proto-plunderphonics per offrire un commento incisivo della cultura americana.

Martin Arnold
Stain Ballads

L’ensemble britannico Apartment House ha avuto un anno eccezionale nel 2020, pubblicando cinque album di compositori per la Another Timbre, compresa una fantastica collezione di pezzi del compositore brasiliano/olandese Luiz Henrique Yudo. Ma il mio preferito è questo splendido ritratto dell’eccentrico compositore di Toronto Martin Arnold, che usa il concetto titolare per spiegare la sua scrittura: “Con una macchia, forma e contenuto sono la stessa cosa. Il mio lavoro continua ad aspirare a questa condizione”. Tutti i pezzi trasmettono un senso teneramente storto di musica per la danza, dove melodie sfuggenti e vaganti si riversano, barcollano e scivolano con una rusticità folk, mentre sospiri riccamente strutturati offrono un mondo in cui perdersi.

Quatuor Bozzini
Ana Sokolović: Racconti

Come la reputazione globale, la portata e il repertorio del Quatuor Bozzini di Montréal sono cresciuti negli ultimi due decenni, una cosa che non è cambiata è la dedizione dell’impareggiabile quartetto d’archi nell’eseguire il lavoro dei compositori della sua patria canadese. La serba Ana Sokolović vive in Québec dal 1992, e questa raccolta sottolinea la sua sensibilità unica, derivante dal suo impegno con il teatro, il balletto e la musica popolare. Il centro dell’album è la sua “Commedia dell’arte” in tre parti, con ogni lavoro in tre movimenti che prende il nome e si ispira a diversi personaggi della tradizione teatrale italiana. Qui, privilegia l’evocazione fornita da tecniche estese e percussive rispetto alle strutture tradizionali.

Danny Clay
Ocean Park

Il compositore della Bay Area Danny Clay ci ricorda che la musica ambient può offrire più di una deriva acquosa con questo sforzo splendidamente contemplativo. Ci sono familiari significati ambient presenti, come il rumore di superficie del vinile e timbri caldamente incandescenti, ma sotto una facciata rilassante e ruminativa la sua miscela di harmonium, violoncello, violino, viola, violoncello, e voci senza parole forma sottili movimenti melodici con una precisione tranquillamente insinuante che diventa solo più accattivante come il lavoro procede. Mentre può funzionare bene come uno sfondo sonoro, l’album mi ha gradualmente tirato dentro di più ad ogni ascolto, rivelando pazientemente un dettaglio ammaliante dopo l’altro.

Charles Curtis
Performances & Recordings 1998-2018

Stretto collaboratore di La Monte Young, Alvin Lucier ed Éliane Radigue, il violoncellista Charles Curtis si è affermato come uno dei maggiori strumentisti americani nella musica sperimentale, in particolare nei regni dell’accordatura, dei pezzi duraturi e della psicoacustica. Questo sorprendente set di 3 CD getta una rete meravigliosamente ampia su queste attività disparate mentre sostiene sottilmente la continuità tra di esse. La collezione si apre con un’avvincente esecuzione di “Occam V” di Radigue, trasportante ma austera, composta per lui nel 2012, e poi si sposta improvvisamente verso interpretazioni di pezzi medievali e barocchi di Guillaume De Machaut, Tobias Hume e Silvestro di Ganassi. Queste apparenti polarità si dissolvono man mano che l’album si sviluppa.

Jordan Dykstra
The Arrow of Time

Il violista e compositore di Brooklyn Jordan Dykstra, che ha studiato con Michael Pisaro-Liu, Wolfgang von Schweinitz, e Ulrich Krieger al CalArts, ha perseguito un ceppo gratificante di profonda esplorazione armonica per gran parte dell’ultima decade. La maggior parte dei lavori in questo fantastico disco che altera la percezione esplorano specifici intervalli armonici in grande dettaglio, producendo sontuosi overtones che prendono vita quando vengono attivati; Dykstra abbraccia una flessibilità nella sua scrittura in modo che ogni musicista ed ensemble possa creare nuove iterazioni dinamiche. L’indagine è una pratica chiave per lui, ma non a spese della creazione di qualcosa di squisito e avvincente.

Beatriz Ferreyra
Echos +

La compositrice argentina Beatriz Ferreyra, 83 anni, è una delle figure più affascinanti associate all’influente organizzazione francese di musica elettronica Groupe de Recherches Musicales (GRM), pioniere della pratica della musique concrète, e questa raccolta sottolinea la sua essenza umanistica. Il pezzo che dà il titolo al disco del 1978 utilizza le registrazioni che Ferreyra fece di sua nipote Mercedes Cornu, che poi morì in un incidente d’auto. Canta un paio di melodie popolari dall’Argentina e dal Brasile come materiale di partenza, tagliando e unendo i nastri in una performance vividamente rifratta. Il pezzo diventa un memoriale ossessionante, mentre frasi melodiche stratificate e tagliate si rompono e si trasformano in una serie di sospiri spettrali, respiri e colpi di tosse, conservando la dolce essenza della cantante in qualcosa di eterno, senza parole e profondo.

Ash Fure
Something to Hunt

Something to Hunt è il tanto atteso primo album completo di musica composta da Ash Fure, una situazione che si spiega in parte con il fatto che gran parte del suo lavoro è immersivo – è un’artista installatrice tanto quanto una compositrice. Ma Fure è riuscita magnificamente qui, senza bisogno di spunti visivi. Il sorprendente “Shiver Lung”, eseguito dall’International Contemporary Ensemble, assembla materiale sonoro usato nella sua acclamata “opera installazione” The Force of Things: an Opera for Objects. È un pezzo teatrale che usa solo il suono, con elementi discreti e sovrapposti, radicalmente astratti – voci spettrali sussurrate e cantate amplificate da megafoni elettrici, violoncello mordacemente stridente, fagotto presuntuoso, armoniche di sassofono, percussioni fricchettone, elettronica sfuggente – che si dispiegano con un dramma così avvincente, episodico e alieno che è difficile sapere se l’ascoltatore debba essere pietrificato o elettrizzato.